lunedì 25 ottobre 2010

La ricerca della felicità





La  felicità è ciò che l'uomo aspira. Ma che cos'è la felicità? Possiamo essere felici se alla nascita segue la morte, se alla giovinezza segue la vecchiaia, se alla salute si contrappone la malattia, se al freddo si contrappone il caldo,se al buono il cattivo. Come possiamo illuderci di potere ottenere la così tanto cercata felicità, in un'esistenza dove predomina la legge del più forte e di selezione naturale? Come possiamo illuderci di cercare la felicità in un'esistenza difficile e piena di stenti ed d'ingiustizie?

Definizione di felicità
La felicità è lo stato d'animo (emozione) positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri.
L'etimologia fa derivare felicità da: felicitas, deriv. felix-icis, "felice", la cui radice "fe-" significa abbondanza, ricchezza, prosperità.     Da Wikipedia

C'e una connessione tra il piacere e la felicità?  Sono il piacere e la felicità una cosa sola? Se godo di un qualcosa, quindi se ho piacere di qualcosa sono anche felice? La felicità  a cui si aspira è eterna o temporanea? Uno mi risponderebbe immdiatamente eterna, ma qui sta la non completa comprensione! Può qualcosa che non è eterno darci una felicità eterna? La risposta immediata sarebbe no!
Quindi in un mondo dove ciò che nasce e destinato a morire sembrerebbe che la felicità non esiste, possiamo trovare un benessere temporaneo, un piacere che è destinato prima o poi a finire ma no la felicità.
Quindi ci può essere nella nostra esistenza  una felicità eterna?Che cos'è ,infine,questo piacere? Cos'è che spinge l'uomo (o comunque tutte le entità viventi) alla ricerca del piacere? Cos'è che istintivamente ci porta a scartare ciò che ci provocare dolore e a prendere ciò che ci da felicità?

Definizione del piacere

Il piacere è un sentimento o una esperienza che corrisponde alla percezione di una condizione positiva, fisica o psicologica, proveniente dall'organismo. Da Wikipedia

Possiamo ritenere dalle definizioni di piacere e felicità che i due sono correlati tra di loro.
E' il senso della felicità una condizione assoluta? E' il piacere una condizione assoluta?Ciò che per me è uno stato positivo lo è anche per un altro? Ciò che per me è un piacere lo è anche per un altro?
La soddisfazione di una condizione, di un desiderio provoca felicità?.
Ma se i miei desideri non sono eterni ed assoluti non sarò mai sazio nel soddisfare i miei desideri, quindi non sarò mai felice perchè avrò sempre nuovi e poi nuovi desideri!
Come fare allora ad essere veramente felici? Il piacere aiuta ad essere felici, se l'uomo istintamente ricerca il piacere, perchè non trovare un piacere eterno piuttosto che piaceri effimeri che hanno una durata temporanea? Ma se i piaceri sono temporanei e il loro effetti  positivi dopo un pò finiscono perchè ci ostiniamo nel ricercarli?  La conseguenza a cui si perviene sarà uno stato alternato  fatto di felicità ed infelicità, felicità ed infelicità ecc... Come si può andare avanti in questo modo? Qual è il meccanismo che bisogna attivare per non essere succubi di questi piaceri transitori che poi alla fine non si rivelano proprio dei piaceri nel lungo periodo? E' il soddisfare dei desideri che ci aiuta ad uscire da questa situazione?

Se la felicità arriva con la soddisfazione di tutti i desideri, siamo in grado di soddisfare tutti i desideri? E se non riusciamo a soddisfarli tutti?
La chiave potrebbe essere non essere attaccati al piacere e ai desideri, ma allora questa ricerca di felicità, questa ricerca del piacere deve avere una fine, perchè la ricerca del piacere e della felicità ci sarà sempre e poi sempre nelle entità viventi!
 L'attaccamento per la gratificazione dei sensi che provoca sofferenza? Quindi il problema della ricerca del piacere della felicità sta nel gestire i sensi ? I sensi sono mai soddisfatti? Cosa sono i sensi?

Definizione dei sensi
ossia le strutture presenti nell'uomo e in altri animali, attraverso le quali il corpo riceve informazioni dall'ambiente interno ed esterno e predispone le reazioni più opportune. Da Wikipedia

Dalla definizione i sensi ci permettono di percepire degli elementi esterni! Sono quinidi un veicolo!
Quindi che cos'è che si attacca alla gratificazione dei sensi?
Io credo che sia la mente, la quale riceve le  informazioni attraversogli organi di senso. Quindi la mente ricerca il piacere?




Definizione di mente
Il termine mente è comunemente utilizzato per descrivere l'insieme delle funzioni superiori del cervello e, in particolare, quelle di cui si può avere soggettivamente coscienza in diverso grado, quali la ragione, la memoria, l’intuizione, la volontà, la sensazione e l’emozione. Sebbene molte specie animali condividano con l’uomo alcune di queste facoltà, il termine è di solito impiegato a proposito degli esseri umani.   Da Wkipedia

Bisogna soddisfare le esigenze della mente? Noi siamo la mente? perchè se si basta soddisfarla!
Per essere felici bisogna essere assoluti, quindi anche la mente deve essere assoluta per tutti, cioè essere il comune denominatore per tutti gli esseri; è proprio così' o c'è qualcosa al di sopra della mente, qualcosa di superiore?

Si può controllare la mente?Se si può, vuol dire che c'e' qualcosa di superiore alla mente? c'è chi dice con l'intelligenza si controlla la mente?

Definizione di intelligenza
L'intelligenza è l'insieme di funzioni conoscitive, adattative e immaginative generate dall'attività cerebrale dell'uomo e degli animali.  Da Wikipedia

Possiamo controllare la mente con l'intelligenza? Quindi dobbiamo ricercare la felicità nel soddisfare l'intelligenza? C'è qualcosa superiore all'intelligenza?

L'attaccamento al voler essere  felici è sintomo di infelicità? La mia prima risposta sarebbe no! Ma che cosa e' la vera felicità? Come si riconosce? Qual è lo stato di essere felici?

La base per condurre una vita serena e felice e quella di accontentarsi di ciò che si è e si ha, cosa non facile da mettere in pratica, ma che aprirebbe le porte per domande più profonde sull'origine e la verità dell'esistenza e aiutando sia  l'introspezione e quindi  la propria evoluzione.

La mente umana, l'uomo, le pontezialità umane non sono ancora chiare agli scienziati, sono tutt'ora ancora sotto studio e con ancora molte domande. Cos'è quella scintilla, energia che distingue un corpo vivo da uno morto, da un essere vivente da un non vivente?

Definizione di yoga
Il termine yoga lo si riscontra già nel più antico dei Veda, il Ṛgveda, con il significato di "unire", "attaccare", "imbrigliare".
Altri termini sanscriti simili sono yuj (verbo) con il significato di "unire" o "legare", "aggiogare"; yúj (aggettivo) "aggiogato", "unito a", "trainato da"; yugá (sostantivo) ossia il giogo che si fissa sul collo dei buoi per attaccarli all’aratro. Da Wikipedia

Unire a cosa? A cosa dobbiamo unirci?  Cos'è quella cosa assoluta a cui il processo dello yoga dice di attaccarsi?



Gli yogi hanno una risposta a tutto ciò: bisogna studiare quell'energia che tutto crea e tutto distrugge che rende l'uomo divino. Ed è questa secondo gli yogi l'unica fonte di felicità eterna. Non dobbiamo cercare la felicità all'esterno, perche' la felicità eterna è già nell'uomo e  solo che lo stesso non ha l'occhio per vederla, perchè preso nel ricercare la stessa nei piaceri della vita esteriore, nella soddisfazione dei desideri e nella gratificazione dei sensi.
Si dice che vale più un giorno di pratica che mille anni sui libri! La pratica ci permette di ricercare empiricamente se un determinato processo funziona o comunque di vedere quali effetti produce. Una volta avviata la ricerca, tutto ciò che si è letto o acquisito per sentito dire su un determinato argomento diventa più chiaro e nitido.
Lo stesso vale per gli yogi i quali entrano in contatto con i più nascosti meandri del corpo umano, sperimentando diverse situazioni al di sopra delle comune percezioni. I loro studio li porta a stati al di fuori del comune, toccando con loro stessi questa cossidetta unione dello yoga, questa unione universale, in sanscrito definita Sat-Chi-Ananda uno stato pieno di gioia, beatitudine e conoscenza assoluti ed eterni.
Quindi si potrebbe dire che la vera felicità sta nell'ottenere lo stato di Sat-Chi-Ananda!
Come ottenerlo?
I rishi (i saggi) ci dicono che con umiltà, pratica (qualsiasi processo yoga), costanza, determinazione è possibile raggiungere l'unione eterna. I saggi ci dicono che noi siamo già felici ed eterni, ma non lo percepiamo  perchè il nostro cuore è coperto da tante impurità che possono essere, però, eliminate attraverso il processo di purificazione della pratica yoga.

 Yogi Andrea 

martedì 12 ottobre 2010

Dove cercare?


Sei in cerca di Dio? Cercalo allora nell’uomo! La sua divinità è più evidente nell’uomo che in qualsiasi altro oggetto. L’uomo è la più grande manifestazione di Dio.

Sri Ramakrishna



apuryamanam acala-pratistham
samudram apah pravisanti yadvat
tadvat kama yam pravisianti sarve
sa santim apnoti na kama-kami

Traduzione

Come l’oceano resta immutato nonostante le acque che vi si gettano,
cosi’ soltanto l’uomo che non è turbato dal fluire incessante dei desideri
che entrano in lui come fiumi, può ottenere la pace, non l’uomo
che lotta per appagarli.

Bhagavad-gita 2.70


La vera ricchezza è quella che i parenti non possono rivendicare, il ladro non può rubare e con la distribuzione aumenta... questa è la tua saggezza, la tua spiritualità.
(Canakya-Niti Sastra)

Karma e reincarnazione

La Dea Kali





Il karma e la reincarnazione

Il karma e la reincarnazione

"Per l'anima non vi è nascita nè morte. La sua esistenza non ha avuto inizio nel passato, non ha inizio nel presente e non avrà inizio nel futuro. Essa è non nata, eterna, sempre esistente e primordiale. Non muore quando il corpo muore." (Bhagavad-gita 2:20)

Può sembrare che ciò che si pensa su ciò che succede dopo la morte non sia così importante, e che ciò che veramente conta sia solo come si vive qui e adesso. Ma che dire se le due cose fossero strettamente connesse? Che dire se ciò che si fa ora influisse in modo determinante sul futuro e le mie attività del passato avessero ora i loro effetti? Con un'analisi approfondita, inoltre, si può osservare che lo stile di vita nelle diverse culture del mondo si può facilmente mettere in relazione al concetto che ciascuno ha della vita dopo la morte.

Spesso è proprio questo che modella l'intera impostazione culturale. Sebbene i particolari della trasmigrazione dell'anima, la reincarnazione, siano differenti da religione a religione, le basi scientifiche di questo credo o i princìpi su cui si fonda, sono gli stessi. In sostanza il concetto è che la forza vitale, o l'essenza che distingue un corpo vivente da uno morto, sopravvive alla morte del corpo; bisogna passare di corpo in corpo, proprio come in questa vita si passa dall'infanzia all'adolescenza e dall'adolescenza alla vecchiaia, fino a quando non si raggiunge la perfezione, vale a dire la relazione di puro amore per Dio che rende coscienti della propria posizione originale. Fino a che non saremo abbastanza puri e desiderosi di ricongiungerci a Dio, torneremo più e più volte a prendere nuovi corpi materiali al fine di purificare appunto la nostra coscienza da tutti i desideri di natura materiale.

La legge di causa ed effetto, conosciuta nella letteratura vedica come "legge del karma" e simboleggiata nella Bibbia dalla frase "ciò che semini raccoglierai", accompagna logicamente il concetto di reincarnazione. Spesso confuso con una specie di punizione, il karma, propriamente compreso, è un sistema didattico dal quale si può trarre insegnamento; se si fanno le cose giuste, tutto andrà bene, mentre se si fanno cose sbagliate tutto andrà male; così è possibile imparare dai nostri errori. Spesso l'apprendimento è sottile quindi, anche se non ricordiamo gli errori commessi nelle vite precedenti, saremo guidati naturalmente verso il progresso, o il regresso, secondo i desideri e le attività del passato. Il fatto che non si possano ricordare le attività del passato non dimostra affatto che non esistano. D'altro canto chi ricorda le prime parole di questo articolo? Gli scettici sostengono che la reincarnazione è la speranza di chi non riesce ad accettare la morte. Molti non desiderano però reincarnarsi, ma cercano di perfezionare le loro vite in vista di un obiettivo al di là del mondo materiale.

Esistono anche parecchie ricerche che suggeriscono che la reincarnazione sia più di una speranza. Ian Stevenson, dell'Università della Virginia, ha raccolto numerose testimonianze secondo le quali molte persone sostengono di ricordare vite precedenti. In molti casi bambini hanno dato indicazioni sufficienti ad identificare una famiglia precedente. L'ipotesi che queste persone possano davvero aver trovato la famiglia giusta è, alcune volte sostenuta da segni particolari congeniti, o caratteristiche che erano presenti nel corpo precedente. Anche nel mondo della scienza, Einstein, Stromberg, Edison, ecc..., erano sostenitori della dottrina della reincarnazione, e i primi filosofi dell'antica Grecia ne erano ardenti sostenitori e la spiegavano in termini di ragione e di logica. Socrate, Platone e Pitagora non sono che pochi tra i grandi pensatori che sostennero la verità della reincarnazione. La scienza considera molto importanti le relazioni di "causa" nel mondo fenomenico. Ogni evento fenomenico ha la sua causa, ed ogni causa avrà il suo effetto; questa è la terza legge di Newton. Le scienze spirituali, specialmente i Veda, allargano questa concezione anche alla vita morale e spirituale dell'uomo. Anche le religioni occidentali lo sostengono. "Ciò che uno semina raccoglie"; oppure "Chi di spada ferisce, di spada perisce", ecc.

Le conseguenze delle scelte passate condizionano la vita presente, come un giocatore si trova la partita vinta in mano, ma è comunque libero di giocarla in diversi modi. Ciò significa che il viaggio dell'anima da un corpo ad un altro è guidato dalle nostre scelte.

 
La reincarnazione e le religioni del mondo

 
Proprio come gli hindu e i buddisti accettano la dottrina della reincarnazione, così tutte le tradizioni religiose l'hanno accettata in tempi diversi. Gli antichi Egizi e i Greci la accettavano come un fatto della vita, mentre i Druidi arrivavano a prestare denaro pensando di riaverlo in una vita futura. Gli indiani d'America, gli aborigeni australiani e molte tribù africane includono la reincarnazione nei loro credo. L'idea, pienamente accettata da Ebrei ed Esseni, era largamente diffusa ai tempi di Gesù, e ha continuato ad essere popolare tra gli Ebrei europei fino alla fine del Medioevo, tra gli Ebrei Cassidici e mistici, presso i quali è conosciuta come gilgul ed è spiegata abbastanza in profondità in varie opere cabalistiche.

I Drusi, di origine musulmana, non solo credono nella reincarnazione ma considerano le memorie delle vite passate una cosa normale, anche se fino a poco tempo fa era loro vietato di parlarne al di fuori del loro popolo. Il concetto di reincarnazione è decisamente una componente anche nel primo Cristianesimo; ciò nonostante molti cristiani moderni tendono a considerare l'idea come una buffa superstizione. I padri della Chiesa Cristiana, comunque, testimoniano che le reincarnazione era parte del pensiero cristiano primitivo. Per esempio, nel terzo sec. d.C., Origene che era considerato secondo solo ad Agostino per la sua influenza durante i primi tempi della Chiesa, scrisse nella sua opera Sui principi:

"A causa di una certa inclinazione verso il male di alcune anime, esse perdono le ali e prendono corpo, prima sotto forma di uomini; quindi a causa dell'associazione con la passione irrazionale, dopo il periodo assegnato con la forma umana, essi si trasformano in bestie, forma dalla quale passano poi alla forma di piante. Restano in queste diverse forme di corpi fino a quando non saranno degni di essere riportati alla loro posizione spirituale."

Con il tempo, quando la teologia cristiana iniziò a cambiare, l'idea della reincarnazione divenne sinonimo di eresia, e nel 553 d.C., nel secondo Concilio di Costantinopoli, l'Imperatore Giustiniano proclamò il suo anatema contro Origene: "Se qualcuno dovesse proclamare che l'anima trasmigra da un corpo ad un altro che sia maledetto". Questo pose fine ad ogni disquisizione seria sulla trasmigrazione dell'anima nella cristianità organizzata.

 
La conclusione vedica

 
Secondo i Veda, che danno informazioni più dettagliate e scientifiche sulla trasmigrazione dell'anima, la forza vitale è legata al corpo nella stessa misura in cui il corpo è legato ai vestiti che indossa o alla casa in cui abita. Quando un vestito sta stretto o la casa è piccola li cambiamo. La scienza spiega che nel corso di sette anni tutte le cellule del corpo cambiano, quindi il corpo di sette anni fa, non è più lo stesso, difatti basta... guardarsi allo specchio. La nostra mente e la nostra personalità subiscono, nel corso della vita, cambiamenti altrettanto radicali. Eppure, nonostante questi cambiamenti, su un altro livello (quello spirituale) siamo sempre gli stessi, siamo sempre la stessa persona. Che cos'è questo livello più profondo e fondamentale che continua in mezzo a tanti mutamenti? L'anima.

Il vocabolo 'personalità' deriva dal latino persona, che in origine indicava la maschera indossata dagli attori sulla scena. La maschera aveva le caratteristiche del personaggio interpretato, mentre l'attore restava anonimo. Anche noi, usando stratagemmi simili alle maschere, camuffiamo la nostra vera identità con i trucchi e le apparenze del ruolo che stiamo interpretando. Le nostre reali personalità sono nascoste. Sfortunatamente chi sceglie di ignorare il messaggio di Dio, così com'è rivelato dalle Sacre Scritture, tende a perdere di vista la differenza tra la vera personalità e la personalità materiale, che è la maschera che stiamo indossando attualmente, ma che ci verrà tolta alla fine di questo show, con la morte. Siamo tanto identificati con questa parte, che non riusciamo più a vedere nient'altro. Però c'è chi decide di ritrovare la propria vera identità nascosta, cercando di portare la propria attenzione sull'elemento spirituale che sta sotto alle apparenze esteriori. Così riuscendo ad eliminare tutti gli strati della maschera della falsa identificazione materiale, possiamo scoprire il vero attore che c'è sotto: un'anima, che per 'vera' natura è piena di conoscenza, di felicità ed è eterna servitrice di Krishna, Dio, la Persona Suprema.