domenica 24 marzo 2013

LE SCRITTURE YOGICHE




Le fonti

Le fonti della conoscenza

IL SAGGIO VYASADEVA

I testi sacri dello yoga contengono l'essenza delle esperienze di generazioni di grandi maestri yoga. Per molti secoli queste esperienze furono tramandate per via orale finché vennero poi riportate in forma scritta

 

La maggior parte dei testi yoga contiene brevi versi in sanscrito corredati di commenti per spiegarli. E’ interessante sapere che ogni generazione di maestri yoga compose nuovi commenti per rispondere ai bisogni dei tempi e al livello evolutivo dei propri allievi.

Abbiamo raggruppato per voi i più noti testi sacri  dello yoga: 
       

  Filosofia yoga generale

                 Bhagavad Gita

     Srimad Bhagavatam

 

KRISHNA E ARJUNA SUL CAMPO DI BATTAGLIA DI KURUKSETRA

 Bhagavad Gita

La Bhagavad Gita, scritta dal saggio e santo Vyasa, consiste di 700 versi in sanscrito. Essa è l'essenza filosofica della grande epopea indiana del Mahabharata. In questo dialogo senza tempo fra il maestro o guru Krishna e l'allievo Arjuna, la Bhagavad Gita insegna all'uomo l'arte del retto vivere e del retto agire.
Il dialogo si articola intorno alla complessa domanda di quale sia la vera natura dell'uomo e quale il suo rapporto con Dio. Esso ha su un campo di battaglia, simbolo della lotta incessante fra la natura più bassa e quella più alta (vera) dell'uomo. Secondo la Gita, ci sono tre percorsi che conducono alla verità suprema: il sentiero del servizio disinteressato (Karma Yoga), il sentiero dellamore e della devozione a Dio (Bhakti Yoga) ed il sentiero della conoscenza (Jnana Yoga). Nella sua grandezza filosofica, la Bhagavad Gita rappresenta l'essenza della saggezza dei Veda.

 

SUKADEVA GOSWAMI RIVELA A  MAHARAJA PARIKSIT LO SRIMAD BHAGAVATAM

 Srimad Bhagavatam

In questo testo sacro il Dio Krishna è la figura centrale di un'enciclopedia completa su etica, filosofia e spiritualità indiane. Lo Srimad Bhagavatam è un lavoro significativo sul Bhakti (devozione) in armonia con la conoscenza (Jnana). Qui l'ambrosia del Bhakti è unita all’elisir dello Jnana. Questa scrittura sacra è unica per bellezza, fascino, lingua e filosofia.
Filosofia vedanta
    
  Le Upanishad
         Le opere di Sankaracharya (Il gran gioiello della discriminazione, La conoscenza della verità, La conoscenza del Sé)

Le Upanishad

Le Upanishad sono l’ultima parte dei Veda e costituiscono il fondamento della filosofia vedanta. Si dice che contengano le esperienze mistiche dei grandi saggi. Il termine Upanishad significa 'star seduti vicino', cioè vicino a un insegnante o a un guru che trasmette oralmente all’allievo la sua conoscenza spirituale. Le Upanishad classiche sono 108.

SANKARACHARYA

 Le opere di Sri Adi Sankaracharya

Sankaracharya ha vissuto nell'ottavo secolo dopo Cristo ed è considerato uno dei più grandi filosofi indiani e il più importante esponente della filosofia della non-dualità o advaita vedanta.

Il gran gioiello della discriminazione

Vivekachudamani (letteralmente “il gran gioiello della discriminazione”), un capolavoro che consiste di 580 versi, è scritto in forma di dialogo fra insegnante e allievo e tratta di temi come le varie tecniche di meditazione, le caratteristiche di un guru e come raggiungere la realizzazione del Sé. L'allievo impara gradualmente come raggiungere Brahman o la Coscienza Suprema.

Tattva Bodha – La conoscenza della verità

Chi sono io? Qual è il senso della vita? Il Tattva Bodha (“la conoscenza della verità”) risponde a queste e ad altre domande. Il Tattva Bodha è scritto in forma di dialogo fra allievo e insegnante e descrive il concetto dei tre corpi, i tre guna (qualità della natura), i tre stati della mente, la discriminazione tra ciò che è reale e ciò che è irreale e altri temi di questo genere. Dedicandosi intensamente a queste domande, l’aspirante spirituale raggiunge la realizzazione del Sé, ovvero la conoscenza dell'unità del Sé con l'Assoluto o Dio.

Atma Bodha – La conoscenza del Sé

L’Atma Bodha o “la conoscenza del Sé” è un breve trattato sull’advaita vedanta, detta anche filosofia della non-dualità, e consiste di 68 versi scritti in sanscrito. Il  termine non-dualità si riferisce alla convinzione che l'anima individuale (Atman) e l'anima universale e assoluta (Brahman) siano la stessa cosa. Secondo l’Atma Bodha, la falsa identificazione con gli oggetti fugaci del mondo materiale può essere superata soltanto quando la consapevolezza del Sé o dell’Eterno appaiono evidenti.

    Psicologia yoga

     I Raja Yoga Sutra di Patanjali Maharishi




Raja Yoga Sutra di Patanjali Maharishi

 Hatha Yoga

       


Hatha Yoga Pradipika 
  Gheranda Samhita
     Siva Samhita

I tre testi classici sullo Hatha Yoga

Hatha Yoga Pradipika

Lo Hatha Yoga Pradipika  è un manuale classico sullo Hatha Yoga. Fu scritto in sanscrito nel XV secolo da Swami Swatmarama, un discepolo di  Swami Goraknath, ed è considerato il più antico testo giunto a noi sullo Hatha Yoga. Esso contiene sia le istruzioni sulla pratica delle posizioni (Asana), sugli esercizi di respirazione (Pranayama) e sulle tecniche di purificazione (Kriya), sia una descrizione delle differenti energie del corpo.

Gheranda Samhita

Il Gheranda Samhita, nome in sanscrito per ‘compendio di Gheranda’, fu scritto nel XVII secolo ed è uno dei  tre testi classici sullo Hatha Yoga. Questo esauriente lavoro parla in modo particolare degli Shat Kriya, le pratiche di purificazione degli organi interni, o Ghatastha Yoga .

  Siva Samhita

Siva Samhita,  significa ‘compendio di Siva’. Questo testo, il cui l'autore è sconosciuto, è scritto in forma di dialogo fra il dio indù Siva e la sua  consorte Parvati ed è considerato il testo più completo sullo Hatha Yoga (posizioni). Tra le altre cose, affronta le diverse correnti filosofiche, le asana, la meditazione, le energie del corpo, l'importanza del guru, i quattro sentieri dello yoga e i vari metodi per raggiungere la liberazione e come superare gli ostacoli per ottenerla. 


SIVA

Bhakti Yoga
        
Bhakti Sutra di Narada

NARADA MUNI


  Bhakti Sutra di Narada

In questo testo classico, il saggio indiano Narada descrive il sentiero della devozione a Dio (Bhakti Yoga). L’opera è scritta in forma di sutra (sutra in sanscrito significa collana o filo), un manuale in versi che consiste di 84 aforismi  su come coltivare il Bhakti (amore divino).

Il Bhakti Yoga è uno dei quattro sentieri classici dello yoga, oltre allo Jnana Yoga (o yoga della conoscenza), al Raja Yoga (controllo della mente) e al Karma Yoga (servizio disinteressato) e, al giorno d’oggi, è considerato il percorso più facile e più diretto per giungere alla realizzazione del Sé.

     Epopee

Mahabharata

Ramayana

 

KRISHNA AVATARA DI VISNHU

  Mahabharata

Il Mahabharata, nella sua versione originale in sanscrito, consiste di 100.000 versi ed è il poema epico più lungo al mondo. Si dice che l’autore sia stato il saggio Vyasa e che Ganesha (il Dio con la testa di elefante) lo scrisse sotto sua dettatura. Narra l’affascinante storia dei cinque fratelli Pandava, di come il fratello maggiore Yudhisthira, la personificazione del dharma o della rettitudine, perse il suo regno al gioco e fu costretto ad andare in esilio per 12 anni con i fratelli, Bhima, Arjuna, Nakula e Sahadeva e la loro regina, Draupadi. Nel corso degli anni vissero molte emozionanti avventure – accanto al loro cugino, il Signore Krishna – mentre si preparavano per la battaglia imminente contro il loro nemico, Duryodhana. Il cuore dell'epopea è la Bhagavad Gita che contiene gli insegnamenti del Signore Krishna ad Arjuna sul campo di battaglia, simbolo della lotta fra la mente superiore e quella inferiore.
Il Mahabharata affascina per la sua trama colma di intriganti intrecci secondari e per l’indimenticabile schiera di personaggi che rappresentano l’ampia diversità delle esperienza umane


IL SAGGIO VYASA E GANESHA




RAMAYANA 

SITA RAMA LAXMANA HANUMAN
Ramayana Ramayana significa letteralmente la storia di Rama . È una delle epopee più antiche della letteratura sanscrita. L'autore è il saggio Valmiki. Il poema racconta la storia di Rama e di Sita, incarnazioni del Signore Narayana e della sua consorte Lakshmi. Rama rappresenta il dharma, la virtù dell’onestà. Egli è la personificazione dell’ideale di figlio, di marito e di statista.
Il Ramayana racconta dei 14 anni durante i quali il principe Rama visse di esilio a seguito degli intrighi alla corte di suo padre, il re Dasaratha. La moglie fedele di Rama, Sita, e suo fratello Lakshmana, lo seguirono nella foresta. Un giorno Sita fu rapita dal demone Ravana. Il dio-scimmia Hanuman e un esercito di scimmie e di orsi aiutarono Rama a sconfiggere l'esercito di Ravana e a salvare Sita. Le drammatiche avventure e l’eccezionalità dei protagonisti fanno del Ramayana – insieme al Mahabharata – l’opera letteraria più importante della cultura indiana.

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